venerdì 19 ottobre 2007

ROC - al lupo al lupo!

Negli anni ho capito che a seguire il primo che grida "al lupo!" non si fanno dei grandi affari.
Io di solito cerco nel mucchio una voce di cui mi fido, il più vicino possibile alla fonte originaria (questo l'ho imparato al corso di filologia italiana, all'università.. più ti avvicini al manoscritto originario, minore sarà la possibilità di errore).

E quindi.. dal Blog di Gianni Cuperlo, una persona di cui mi fido e vicina alla fonte:

"ho letto naturalmente i vostri commenti al post precedente e l'allarme per il disegno di legge del governo in materia di editoria e blog. Oggi Grillo (dal suo di blog) ha attaccato duramente quel testo chiamando in causa il sottosegretario Levi (che ne è l'autore) e le mire censorie del governo. Nel pomeriggio Levi ha risposto pubblicamente offrendo rassicurazioni a Grillo e agli altri che si erano detti allarmati o indignati (tra gli altri Adinolfi, il deputato Acerbo di Rifondazione e il senatore Bordon). Comunque mi sono permesso di "andare alla fonte" e ho cercato al telefono Ricky Levi (che per altro è persona garbata, disponibile e assai poco aderente al profilo del censore). Dunque, Ricky Levi mi ha spiegato che lo spirito (e la lettera) del Ddl non intende assolutamente limitare l'autonomia e la libertà delle migliaia e migliaia di bloggers sparsi nella rete. Chiunque (io sono uno dei tanti) ha aperto o intende aprire un blog e usarlo per alimentare la libera discussione con chiunque lo voglia continuerà indisturbato a farlo. Per capirci senza alcun obbligo di registrazione al Roc (il Registro degli Operatori della Comunicazione), senza pagare neppure un centesimo di tassa e senza nessun'azione censoria (preventiva o repressiva) nei confronti del "padrone" del blog. La legge intende, invece, favorire l'obbligo della registrazione per i soli operatori professionali del mercato editoriale così da ottenere una mappa aggiornata del mercato stesso. Per altro demandando all'AgCom (l'Autorità Garante per le Comunicazioni) la regolamentazione dei criteri da adottare per le registrazioni. Ora, capisco che parlando di Internet e blog la distinzione tra operatore professionale e singola persona (come nel caso mio e di molti) sia piuttosto difficile da definire. Ma, se capisco bene, è appunto per questo che il governo intende affidare all'Autorità Garante il compito di "vigilare sul mercato e di stabilire i criteri per individuare i soggetti e le imprese tenuti ad iscriversi al Registro degli Operatori". Devo dire che la lettura delle agenzie (e soprattutto la conversazione con Ricky) mi hanno rassicurato. Ora, non trattandosi di un Decreto ma di un Disegno di legge, il Parlamento avrà tutto il tempo per approfondire il testo ed eventualmente correggerlo al fine di evitare ogni equivoco o ambiguità. Quella che mi pare non vi sia davvero è una presunta volontà liberticida del governo di centrosinistra."

13 commenti:

rob ha detto...

".... anche perché esplicita che si parla di editoria e non, ad esempio, di pubblicazioni spurie prive di intenti editoriali, come può esserlo un sito personale. Il problema, come osserva Spataro, è che poi il testo si contraddice quando va a definire cosa è un prodotto editoriale.

Una definizione che chi legge Punto Informatico da almeno qualche anno sa essere già oggi molto spinosa e che, con questo disegno governativo, assume nuovi inquietanti connotati:

"Per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso" (art 2, comma 1).

Chi avesse ancora dei dubbi su cosa sia prodotto editoriale può leggere il comma seguente del medesimo articolo, che stabilisce cosa non è prodotto editoriale:

"Non costituiscono prodotti editoriali quelli destinati alla sola informazione aziendale, sia ad uso interno sia presso il pubblico".

Chi ritenesse che questa definizione non si applichi, per esempio, al proprio blog personale dove pubblica di quando in quando un post, dovrà ricredersi passando al comma successivo dell'articolo 2, il terzo comma, che recita:

La disciplina della presente legge non si applica ai prodotti discografici e audiovisivi. "

Punto Informatico.

A me fa un pò paura...

elena ha detto...

A parte il lungo percorso che deve ancora fare questo DDl, le poche volte che si sono tentate imporbabili azioni di regolamentazione della rete, son cadute nel vuoto, ne sa qualcosa Urbani..
Io credo che possiamo stare tranquilli.

Il Gerba ha detto...

Finalmente una spiegazione rassicurante per una notizia che in rete sta seminando panico e tristezza.

PS: complimenti per il blog. Mi farebbe piacere se vedessi il mio e se operassimo uno scambio di link

Saluti
Il Gerba
http://gerbania.blogspot.com

Folletto Malefico ha detto...

Io non è che mi senta tanto rassicurato da quel post, perché non risponde a nessuno dei problemi sollevatisi. Il fatto che un politico "assicuri", non toglie che è ciò che v'è scritto che fa la differenza.

Non solo, come gli è stato fatto notare nei commenti, non si possono demandare cose simili ad una autorità: la legge bersaglia tutti e poi si demanda ad una autorità estera di definire i limiti, definizione difficile, molto difficile, in un mondo dinamico come è internet oggi (ove già ci sono polemiche a montare su cosa significhi "blog" e "web2.0").

Insomma, la legge è pericolosa, anche solo per il concetto e non dovrebbe essere stata pensata i nprima istanza, tanto meno per (cito Repubblica): "Questo nuovo disegno di legge, invece, classifica la diffamazione in Internet come aggravata.".
Questa diventa intimidazione, legale, ma intimidazione rimane.

Un concetto - quello di diffamazione - che nasce dubbio (anche nell'editoria) e che diventa impossibile a definirsi nel mondo online... seppure in una pluralità tale di fonti, tale concetto possa avere ancora senso. Mah.

digito ergo sum ha detto...

Per me il problema non sussite. Dalle nostre parti, in Svizzera, sono bravissimi a partorie minchiate simili. Le chiamo "le leggi delle mutande bianche". Fanno leggi incontrollabili. Controlla te che ogni cittadino c'ha le braghe bianche..."scusi, signore... può per cortesia calare il pantalone che devo controllarle il colore delle braghe? Sa... se non sono bianche... ci devo fargli la multa, ci devo fargli...". Pigliali i blog, i blogger, i siti di "libero" giornalismo e di "libere e non pilotate" opinioni. Queste leggi (o tentativi abortiti) sono manciate di minchiate macinate.

S.B. ha detto...

La prima cosa che ho pensato leggendo la notizia è stata:" è una bufala".
Continuo però a non capire perchè per pubblicare un giornaletto debba iscrivermi ad un albo professionale che annovera figure di grande qualità quali Emilio Fede e Bruno Vespa..

Gaspar ha detto...

Quello che mi inquieta di questa proposta sono le zone d'ombra, tipo: se un giornalista professionista apre un blog, si deve registrare o no? Se un tizio qualsiasi sul suo blog fa informazione locale, si deve registrare o no?

Nono tra parentesi come la legge sia molto vaga e onnicomprensiva nel definire i soggetti obbligati, mentre sia dettagliata e precisissima nel definire i possibili beneficiari dei contributi statali.

Candide ha detto...

Dopo la lettura dei titoli di alcuni giornali mi sono affrettato a contattare personalmente il cancelliere Adolf Hitler (che per altro è persona garbata, disponibile e assai poco aderente al profilo del dittatore)...
Dunque, Adolf mi ha spiegato che lo spirito (e la lettera) della nuova legge sulla cittadinanza ha il solo scopo di armonizzare le norme preesitenti. Per altro demandando al parlamento la definizione di cittadinanza.Parlamento che avrà tutto il tempo per approfondirne il testo ed eventualmente correggerlo al fine di evitare ogni equivoco o ambiguità.
Come mi sento sollevato...

elena ha detto...

@candide, trovo il paragone veramente eccessivo. E di cattivo gusto, ai miei occhi.
Perchè sai, io e te abbiamo avuto la fortuna di non vivere quegli anni, ma non per questo siamo esonerati dal sapere bene di cosa si è trattato. Così, ad occhio, la metà dei miei amici sarebbe perseguitato, ed io, quale iscritta ad un partito di sinistra, non avrei avuto sorte migliore.
Sarebbe bello, per una volta, essere colti da un po' di senso costruttivo, invece che dal solito moto distruttivo, che fa sì che mezza blogosfera, senza fermarsi a riflettere, si scagli contro una proposta di legge di mesi fa (che la dice lunga anche sull'attenzione verso le cose che la riguardano, la blogosfera, stendiamo un velo su quello che non la riguarda direttamente..), senza capire fino a fondo di che si tratta e che cosa sia un disegno di legge.

elena ha detto...

@gaspar: ecco, hai toccato un tema interessante. I contributi alla stampa. Quella secondo me è una cosina su cui si dovrebbero mettere le mani (e ti ringrazio per la segnalazione perchè mi leggerò con attenzione quella parte).
Non che abbia già una idea definitiva su cosa può ritenersi con funzione pubblica e cosa no, o se si debba difendere o meno la pluralità di voci dei giornali "di parte" (probabilmente sì, anche se alcuni sono veramente imbarazzanti), ma spesso è l'entità e la percentuale di influenza di questi contributi sul fatturato annuo di una testata che mi lasciano molto perplessa.
Quando finirà questa bolla del DDl agostano, probabilmente ci sarà modo di parlarne.

fantasymeg ha detto...

finalmente una notizia completa: ho scoperto stasera di questa questione e ho sempre la tendenza a dubitare di queste "chiamate alle armi" perchè mi è stato ben inculcato nella testa che prima di gridare bisogna sapere perchè lo si deve-vuole fare...

mi sembra tutto molto più ridimensionato.

conoscendo gli iter delle leggi italiane (a casa degli altri non so come funzioni), un progetto di legge ha prima di tutto ottime probabilità di non essere approvato, e in seconda battuta molte certezze di essere modificato radicalmente...

direi che la cosa migliore è aspettare notizie più vicine al momento di approvazione della legge vera e propria prima di allarmarsi e scioperare (che poi... un blogger... come sciopera??? non posta? e a chi importerebbe??????????)

mi piace il tuo blog, ciao
meg

Folletto Malefico ha detto...

Il fatto in ogni caso che quantomeno gente come Gentiloni si sia sentito in dovere di scusarsi, fa capire quanto comunque l'allarmismo era fondato e che, di fatto, la legge va riveduta. :)

L'allarmismo a qualcosa è servito. :)

il_morto ha detto...

Più che altro, la fattibilità tecnica...

Ammesso che diventi necessaria l'iscrizione al ROC per un'attività di pubblicazione di contenuti online, e ammesso che l'adempimento all'obbligo venga in qualche modo controllato, viene senza dirlo che la rete italiana dovrebbe essere blindata su se stessa a livello di routing.

Il solo pensarlo fa sorridere.